MIA CARA, IL MIO NOME E’ BOND

 

 MIA CARA, IL MIO NOME E’ BOND

     Con l’aura di cavaliere senza macchia e senza paura, eroe a tutto tondo, la presenza di 007 come uomo perfetto é irresistibile e magnetizza le platee. Persino chi non ama il genere della spy-story si fa prendere per curiosità, date le infinite variazioni, ambientazioni, risorse tecniche fantastiche. Il pubblico resta affascinato dai pericolosi e insospettabili giocattoli elettronici fabbricati appositamente per lui da Q. Il fascino viene consolidato da quel saper sempre intuire dove e come si nascondano i cattivi, e quali perversioni metteranno in atto, per sconfiggere lui e asservire il mondo.

     James Bond è figlio del più grande impero coloniale dei tempi moderni, e sembra quasi che sappia prevenire i malvagi per predisposizione naturale del suo DNA. Malvagi che di solito sono dei parvenu, i quali aspirano a replicare in sostanza i fasti dell’impero che aveva fatto delle Compagnie delle Indie – Orientali e Occidentali, e di tutta la pirateria annessa – un commando e una scuola di civiltà squisitamente lucrosi.

     C’è poi il lato irresistibile di 007, quello che segretamente ogni uomo medio, magari mediocre – e sono tanti sul pianeta – gli riconosce. Bond incontra solo donne bellissime ed eccezionali, che per queste doti particolari farebbero paura a chiunque, ma lui ha la capacità di usarle e stroncarle, sotto ogni punto di vista. Lo fa senza rimorsi e talvolta annoiato, come quando ripone il bicchiere vuoto del suo Martini agitato e non mescolato. Bond le belle le usa come pasto corroborante per procedere nell’avventura del momento. Come 007 in ogni caso è sempre scusabile e ha sempre ragione. 


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